Di arti e biennali veneziane

Scribacchiato da Giù e Gu 2015-05-11T17:34:01+00:00

Lo scorso weekend siamo stati a Venezia. Venezia è questa città tipo la zona navigli di Milano, ma con più navigli e un sacco di bizzarre architetture bizantine, per qualche oscura ragione storica che non staremo qui ad indagare. Oltre ad aver rubato a Milano l'idea dei navigli e averne fatto un business di successo, Venezia ha furbamente pensato di rubare anche "La Triennale" ambrogina chiamandola "Biennale di Venezia" perché se avessero lasciato il nome originale il furto sarebbe stato troppo palese.

Questa è un'opera di Romina Power. Per noi sta facendo di tutto per farsi prendere all'Isola dei Famosi 2016

Durante la Biennale la città trasuda arte: ci sono I Giardini della Biennale, l'Arsenale della Biennale, i palazzi con le mostre della Biennale.
Se vi fermate a chiedere un panino, probabilmente trovare anche il McBiennale Menu.

Se siete dei trogloditi poco attenti al mondo della cultura e siete rimasti ancorati a concetti d'arte vetusti tipo "La cappella sistina" o "Le cose che sono appiccicate alle pareti del Louvre", la Biennale non fa per voi. Qui tutto è all'insegna della provocazione, della ricerca del nuovo e del tentativo di suscitare riflessioni nel visitatore. Nel nostro caso, molte volte la riflessione è stata "Hm?!".

Opera con tette Biennale di Venezia

La prossima volta che Gu verrà sgamato a guardare YouPorn si giustificherà con "Raccolgo materiale per la mia prossima installazione artistica"

Quel che è certo è che non si possono visitare i padiglioni senza interrogarsi sul concetto stesso d'arte e questo, in realtà, è già moltissimo. Una prima conclusione è che il dipinto è più morto dell'educazione sui mezzi pubblici. Gli artisti contemporanei sembrano impegnati in una ricerca spasmodica di nuovi mezzi espressivi e allo sdoganamento di un qualunque materiale come "artefatto d'arte". Per esempio, se fai l'agguato a un autocarro Iveco fermo in un autogrill per camionisti, gli squarci le ruote e le stendi per terra, stai commettendo il reato di furto e vandalismo, ma se le ruote sono esposte in una sala della Biennale di Venezia, ciò è chiamato "arte".

Opera con gomme Biennale di Venezia

Qui dev'esserci l'endorsement della Pirelli

I titoli spesso non aiutano. Non sappiamo come si chiamasse quest'opera, ma realisticamente sarà qualcosa del tipo " Impressione: l'anima della gomma". Però in francese. Di un artista guatemalteco. In una sala dedicata al tema "Rigenerazione".

La domanda è: l'opera d'arte dev'essere comunicativa in sé? Se devo leggere un bugiardino di tre pagine che mi spiega quello che l'artista intendeva esprimere e il processo che l'ha portato alla realizzazione finale, l'opera è valida?

Un po' di anni fa Gu, sempre alla Biennale di Venezia, ha visitato un'istallazione interessantissima. Si trattava di una stanza del tutto buia. Dopo aver atteso mezz'ora che accadesse qualcosa, l'istinto è stato quello di usare la luce del fedele cellulare per guardare cosa ci fosse e scoprire così che le pareti erano piene di foto piuttosto casuali e di pessima qualità. Uno schifo d'installazione? Sì, ma uscito dalla stanza Gu ha notato un foglio esplicativo. L'artista si è fatto bendare e ha girato l'Indonesia per un mese, completamente cieco, scattando fotografie di quello che gli era intorno. Dopo un mese ha potuto finalmente vedere per la prima volta, grazie alle stampe poi raccolte nell'istallazione, il viaggio che aveva vissuto. Questo ha offerto una chiave di lettura del tutto sensata e con effetto "Ah, wow!" all'opera che altrimenti sarebbe stata del tutto priva di alcun interesse.

Questa è l'arte dissidente!

Il risultato è che il visitatore è sempre sul chi va là e si sforza di interpretare i più bizzarri gesti artistici. Così, siamo stati dieci minuti a scambiarci opinioni sul senso del disporre il quadro immortalato qui sopra ai piedi del cavalletto. È l'arte che esce dagli schemi e invade il mondo? È una reificazione del concetto di dissidenza e rifiuto del prestabilita? Il cavalletto è un moloch da combattere rappresentate il potere costituito? Mentre discutevamo così, un tizio buffo con i capelli scapigliati (aka L'Artista) si è avvicinato e ha rimesso il quadro a posto borbottando "Ma chi cazzo l'ha fatto cadere, cazzo".


Padiglione svizzero Biennale di Venezia

Notate l'"effetto cromatico eurocentrico"? Neanche noi

L'esempio inverso è l'opera presente nel padiglione svizzero. Da uno spazio verde cesso-pubblico si accede a un enorme stanzone foderato di plastica (tipo quelle piscine cheap da poveri che si possono montare in giardino) pieno d'acqua rosa e di rumori astratti e un po' fastidiosi. Uno dice: "Hm?!". E poi invece scopre, leggendo il foglio d'ordinanza che puoi prendere all'ingresso dell'istallazione, che "Il liquido è composto di ingredienti segreti tradotti in un mare di parole intraducibili [...] che invitano a riflettere sui nomi dei prodotti lanciati dall'industria farmaceutica". Il sapore che lascia la cosa è che l'artista abbia detto agli assistenti "Oh, cazzo, ma la Biennale è fra un mese! Fate 'na piscina che se fa caldo quando i visitatori si levano dalle palle ci famo il bagnetto. Poi penso a qualcosa da scrivere" "Maestro, ci butto un po' di vernice rosa che c'avanza dall'istallazione di Dubai?" "Vai, butta, butta".


Padiglione Giapponese Biennale di Venezia


Le opere che abbiamo preferito sono quelle che aprono una riflessione in maniera molto spontanea, anche se questa non porta a nulla, ma oltre a questo provocano un'emozione naive e sincera, che sia anche solo stupore o inquietudine. Il padiglione giapponese, per esempio, ospita un'opera mozzafiato interamente costituita da fili di un rosso accesso che formano una ragnatela impenetrabile a cui sono appese centinaia di migliaia di chiavi che l'artista ha raccolto facendosele inviare da ogni parte del mondo. Al centro della stanza, due vecchie barche malmesse in legno. Cosa significa? Non lo sappiamo, ma le barche e le chiavi sono oggetti così intrisi di simbolismi e l'istallazione è così esteticamente emozionante che è impossibile trattenere il "Wow".

Un'altra cosa che pare andare per la maggiore sono le installazioni video che devono avere le seguenti caratteristiche:

  • Essere il più possibile astratte così che i critici d'arte possano dire: "Hmm... Sì... Sì... Molto, molto concettuale... Sì..."
  • Avere una musica cacofonica o suoni indistinti. Meglio se entrambi
  • Essere girati in bassa qualità e/o essere riprodotti da un vecchio proiettore a pellicola perché la cultura hipster ha colonizzato anche Venezia

Come preparativo alla nostra selezione per la Biennale 2017, vi presentiamo in anteprima l'opera che presenteremo. Si chiama " La viande : une dystonie d' accord - La carne: un accordo distonico"

Gu e Giù: La viande : une dystonie d' accord - 2015

Ovviamente il video andrà a loop e ci saranno folle di coppiette giapponesi che lo fisseranno per ore rubandone preziosi fotogrammi da postare su Instagram. Vicino al proiettore, noi organizzeremo una live performance nudi, distesi su un letto di orsetti gommosi gialli e ghiande. Abbiamo due anni per scrivere un opuscolo di sette pagine in cui vi illustreremo il significato dell'opera. Mi raccomando, fermatevi al nostro padiglione!