Di luppoli e malti toscani

Scribacchiato da Giù e Gu 2015-05-08T19:19:35+00:00

Pochi giorni fa siamo stati ospiti dall'Enoteca DiVino ad Abbiategrasso ad una degustazione di birre artigianali presentate dal birrificio toscano Amiata.

"A te piace la birra?" è una domanda solo in apparenza innocua, perché se viene posta da qualcuno che di birra ne capisce davvero, e tu rispondi di sì, rischi che la domanda successiva sia "Nelle Black IPA preferisci i lieviti inglesi o i malti caramellati?". A quel punto sarai costretto a dire "No, beh, però non è che capisca tanto. Mi piace la Heineken".

Ecco, a noi la birra piace tanto, adoriamo provarne di nuove e abbiamo anche le idee piuttosto precise su cosa ci piaccia. Per esempio, a Giù piace la birra rossa e a Gu piace la birra a litri. Non possiamo però dirci esperti, e quindi poter assaggiare tante birre diverse guidati dall'esperienza del nostro Cicerone in questa valle di luppoli, è stata un'esperienza fantastica.

Ci piacerebbe poter condividere con voi i gusti che abbiamo provato, ma finché la tecnologia non ci consentirà di postare profumi e sapori, dovrete accontentarvi di alcune lezioni importanti sul mondo della birra che abbiamo imparato.

Birra: la bevanda degli dei

- Durante una degustazione di alcolici, non iniziate a lamentarvi delle quantità apparentemente modeste di bevande che vi vengono offerte. All'inizio i bicchieri da pochi sorsi che provavamo ci facevano guardare negli occhi scambiandoci un complice "Sì, buona, ma ne vorrei un mezzo litro". Al decimo assaggio Giù commentava soddisfatta parlando alle botti di vino presenti nel locale (quando è stanca o ubriaca inizia a parlare con gli oggetti).

- IPA significa "India Pale Ale". Pare sia l'ultima moda in fatto di birre, anche se la loro origine è antica e sono arrivate in Europa nel XVIII secolo. Ora che lo sapete, la prossima volta che sentirete qualcuno dire "Ho provato un'IPA fantastica" eviterete di rispondere, come abbiamo fatto noi "Ah, non ne capiamo tanto di cellulari, ma abbiamo entrambi un iPhone".

- Il marketing è davvero importante. Le birre erano tutte favolose. C'era quella al miele, la scura alle castagne, le rosse più o meno corpose, le IPA (ora sapete di cosa si tratta). Ma le bottiglie, gente. Alla fine, non sapendoci decidere, abbiamo portato a casa quelle con le etichette che ci piacevano di più. Anche i nomi che i ragazzi del birrificio Amiata hanno dato ai loro prodotti invogliano davvero ad averne la dispensa piena. "Cosa preferisci, una Bastarda Rossa o una Caronte?" "Prenderei una Drago della Selva, se ne hai ancora!".

Etichette Birra Amiata


- Se volete bere, vi conviene ricordare e usare la formula magica: "Sì sì, lo sento". Durante una degustazione di questo tipo, gli esperti vi chiederanno cose tipo "Qui potete sentire le note floreali del mandorlo che si intersecano con quelle agrodolci e lievemente affumicate del castagno che ben si accompagnano al tipico sentore dato dalla presenza di tre luppoli diversi. Lo sentite?". Rispondere "Sì sì, lo sento" è la chiave che vi consentirà, finalmente, di appoggiare le labbra al bicchiere.

- Esistono le birre amare. Ne abbiamo provata una amara e al sale. Gu l'ha trovata eccellente, dissetantissima, particolare e divertente (cosa testimoniata dai tre bicchieri che ne ha bevuto). A Giù non è piaciuta per nulla (e Gu ha quindi guadagnato il quarto bicchiere di questa bevanda degli dei). Visto che Gu la voleva e Giù no, indovinate se alla fine ne abbiamo presa una bottiglia? Ovviamente no. Ma Gu giura vendetta.

Birre in casa

Sì, due delle bottiglie le abbiamo già scolate, ma le etichette sono così belle che meritavano di essere immortalate

- La birra non va bevuta gelata. Lo sappiamo, quando scoppia l'estate ci sono solo due cose che possono tenere lontana la calura: un bikini fatto di ghiaccioli alla fragola cuciti insieme o una birra ghiacciata. Per sentire tutte le fragranze che una birra ha da offrire, specie se di qualità, va gustata ad una temperatura intorno ai 10°. Quindi, se avete comprato una birra particolare, dopo averla tirata fuori dal frigo fatela scaldare per qualche minuto. Fortunatamente, il nostro amico, in uno slancio di sincerità, ci ha rassicurati sul fatto che anche gli intenditori, di tanto in tanto, prendono la birra dal freezer, la immergono nell'idrogeno liquido e la bevono a temperatura glaciale al solo scopo di dissetarsi.

Concludiamo con la formula classica con cui finivano tutti i temini delle elementari "È stata una giornata stancante, ma alla fine siamo tornati a casa felici". Chiaramente, a otto anni, "stancante" non era sinonimo di "traboccante d'alcol" e "felici" non significava "ansiosi di svaccarci sul divano e stappare un paio di birre".

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